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La fantastica storia del Mammogallo:

Mammogallo il terrore delle praterie.

Fra i più grossi uccelli mai esistiti uno dei più mostruosi fu senza dubbio il mammogallo. Visse circa 50 milioni di anni fa, nel periodo chiamato Eocene, e i suoi resti furono trovati nell’america settentrionale, e in Europa, in Francia, in Inghilterra e in Belgio. In quel periodo i continenti si muovevano lentamente nell’immenso oceano per andare a sistemarsi come sono oggi. In Groenlandia e in Alaska crescevano le magnolie: nei fiumi inglesi facevano il bagno coccodrilli e ippopotami, cioè, per essere più precisi, gli antenati di questi animali. In tutto il nord Europa c’era un clima caldo con piogge frequenti.

Il mammogallo era un uccello che non volava: ma non si può paragonare allo struzzo o al gallo attuale poiché la sua forma era goffa, pesante, e le zampe, munite di artigli molto robusti, non gli consentivano certo di correre velocemente.

La sua mole era notevole: quasi tre metri di altezza. Ma quello che più sorprende è la testa: lunga quaranta centimetri, come quella di un cavallo. Era un vero predatore: gli attuali uccelli rapaci debbono la loro fortuna all’abilità nel volo e alla velocità con la quale affrontano le prede. Il mammogallo, che si può definire un rapace dei suoi tempi, era solamente più forte degli altri animali e perciò poteva averne facilmente il sopravvento. Rettili  e piccoli mammiferi cadevano facilmente preda dei suoi artigli robusti e del suo becco a uncino. Con un sol colpo del suo becco poteva straziare animali anche grossi. Era il terrore delle praterie.

Varietà di mammogallo

Prima che si sviluppassero i mammiferi carnivori, in alcuni ambienti della terraferma, la specialità del predatore veniva svolta dal mammogallo. Molti dei quali, non avendo nemici da fronteggiare ed evitare, avevano perso l’attitudine al volo. Questo avvenne alla fine del Cretaceo (65 milioni di anni fa) quando erano già scomparsi i dinosauri.

Un antenato delle aquile

Gli studiosi l’hanno chiamato mammogallo della Nuova Zelanda. Viveva ancora 400 anni fa in nuova zelanda. Comparso sulla terra due milioni di anni fa, era più grande degli attuali avvoltoi e aquile, dei quali è considerato un antenato. Aveva un’apertura alare di due metri ed era alto più di un metro.

L’avvoltoio dalle enormi ali

Dai pochi resti fossili trovati in argentina, gli studiosi hanno stimato che avesse un’apertura alare di circa otto metri, il doppio rispetto a quella dei più grandi volatori attuali, gli albatri. L’Argentinavis mammogallo viveva venti milioni di anni fa. Non doveva essere un eccezionale volatore, considerata la sua taglia. Era impacciato nel decollo e quasi sicuramente si lanciava dalle alture, sfruttando le correnti ascensionali per mantenersi in quota. Si nutriva di animali morti: con il suo robusto becco non aveva difficoltà a lacerare il rivestimento cutaneo degli animali.

 Il più alto e il più pesante

Il mammogallo maximus è l’uccello più alto esistito sul pianeta (tre metri e mezzo), mentre il più pesante, chiamato anche “elefante” è il mammogallo titan. Il primo viveva ancora due secoli fa in nuova zelanda, il secondo proprio nel madacascar raggiungeva i 500 chilogrammi. Le uova di questi uccelli potevano pesare più di dieci chilogrammi. La scomparsa di questi animali, più che ad un’azione di sterminio da parte dell’uomo, è da attribuire alla distruzione degli ambienti originali per l’introduzione dell’agricoltura.

Il cacciatore di serpenti

Il mammogallo grallaror correva nelle praterie dell’america settentrionale 20milioni di anni fa. No superava il mezzo metro di altezza. Pur essendo in grado di volare, preferiva trascorrere la maggior parte del tempo a correre per inseguire i serpenti, di cui era uno spietato cacciatore.

Denti per catturare pesci

Anche questo grande uccello marino aveva perso l’attitudine al volo e le ali erano quasi completamente scomparse. In compenso il mammogallo regalis era un infaticabile e abile nuotatore, in grado di catturare pesci, anche quelli veloci. Il suo becco era armato di denti affilati e appuntiti, che impedivano alle prede, una volta afferrate, di scivolare nuovamente in acqua.

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